23 febbraio 2012

a ginevra la gente si annoia.


ginevra fa cagare. piove sempre. o nevica sempre. o è sempre nuvoloso. o c’è sempre il sole. ginevra è una cazzo di città assoluta. ginevra non vive mai un pressappoco.

tutti mi dicevano di accettare e io ho accettato, che al giorno d’oggi. e al giorno d’oggi, da tre anni, mi ritrovo a fare il topo di laboratorio di quelli tristi. ci sono i topi di laboratorio contenti, quelli che si fanno i labirinti, le ruote, gli impulsi, gli allucinogeni, si accoppiano, muoiono, fanno esperienze. e poi ci sono i topi di laboratorio tristi, quelli col camice e il cartellino, quelli che guardano il labirinto dall’alto, onniscienti e annoiati. io faccio quello lì.

sulla mia scrivania c’è un post-it che dice “riunione urgente ore dieci”. trattandosi di un post-it non è una riunione ufficiale. è una riunione di sgabuzzino.

- questo lavoro fa cagare.
- e questa è la riunione urgente? rischia di essere la scoperta più importante dell’anno. congratulazioni.
- stammi a sentire.
- veloce, che c’ho il test dell’orologio atomico tra poco.
- ecco appunto. il test…
- che c’è?
- lo sai che ci sono scommesse in giro?
- che scommesse?
- scommesse… ci sono un pò di colleghi all’estero…
- colleghi all’estero? ma che stai dicendo?
- senti… qui arrivano un sacco di soldi e ne arriveranno sempre… in più seppure il progetto dovesse rallentare meglio così, non si fermeranno mai. lo so che sei frustrato, che stai male qui… ti offro uno stimolo, un’opportunità...
- non sono proprio sicuro di aver capito.
- gare di neutrini! c’è un giro pronto che non te lo immagini! giappone, america, francia, india… tutti che vogliono scommettere!
- ma che cazzo dici! e poi tu che ne sai? come la conosci tutta sta gente?
- c’è un gruppo su facebook.
- un gruppo su facebook di scommesse clandestine su gare di neutrini?
- sì. 
- ma come sì?
- ma sì! tanto chi ci crede?
- infatti nemmeno io.
- senti. le scommesse ci sono sempre state...
- ah sì?
- sì, ma robetta. cose tra amici, capiprogetto al massimo. qui si tratta di giri forti invece… è la gara del secolo!
- “la gara del secolo!” ma se manco si vedono sti cazzo di neutrini! ma che dici? di che cosa stai parlando? cioè voi state lì davanti al monitor a fare daje daje daje con le ricevute delle scommesse in mano? ma poi non c’è nemmeno il tempo! finisce subito! appena parte è già finita… pronti, partenza, finita. vince il neutrino numero sette. che culo ho vinto. ma finiscila!
- ma no, a parte il fatto che ci vediamo gli highlights alla fine… c’è uno che deve fare i report conclusivi e ci passa la moviola.. ma non è questo il punto. il punto è la velocità.
- tralascio la storia della moviola che non mi pare nemmeno il caso di approfondire. che vuoi dalla velocità? la formula?
- la formula la so, non è quello. diciamo che i ragazzi, alcuni, vorrebbero un pò più di brio per il prossimo evento.
- tipo gli ostacoli? vogliamo fare una bella corsa ad ostacoli per neutrini?
- tutt’altro… diciamo che sarebbe meglio agevolarli un pò…
- tipo?
- tipo farli correre un pò di più, farli arrivare prima.
- mi stai chiedendo di dopare i neutrini? 
- non necessariamente. tu tra dieci minuti stai al cronometro, non alle scuderie…

08 febbraio 2012

pantaloni corti tutta la vita.

quando scarpe?
chi camicia?
come cravatta?
perchè cintura?
cosa cappello?
e soprattutto dove abito?
la risposta a queste e a tante altre domande è finalmente:

01 febbraio 2012

perimetro.


poi un giorno mi sono messo a cercare casa. e questa cosa per me è stata, ultimamente, un pò come un problema di matematica alle elementari, che non è nemmeno troppo difficile, però è sempre più noioso che tirare la gomma in fronte a qualcun'altro. una cosa del tipo "calcola il perimetro intorno a te". perimetro di che? basato su cosa? quanto costa sto perimetro? è un perimetro italiano? e dentro che c'è? e, soprattutto, maestra posso andare in bagno?
poi, da bravo ragazzo post-moderno, me la sono messa a cercare su internet. mi sono accorto quasi subito però che, al di là del fatto che stavo cercando casa in un posto che non esiste, vivere dentro internet sarebbe stato brutto. o quanto meno scomodo. tanto per cominciare c’è sempre qualcuno sveglio che fa casino a qualunque ora del giorno e della notte. poi appena succede una qualunque fesseria arrivano miliardi di uccellini sul balcone che cinguettano tutti la stessa cosa. che uno potrebbe anche dire vai a chiudere la finestra, però vi assicuro che fanno talmente casino che si sente pure a finestre chiuse, in tutte le stanze. che all’inizio tu dici la natura, il suono del mondo e poi dici la natura un cazzo.
inoltre come tutti sanno internet è un posto irrimediabilmente freddo. ci stanno lavorando tantissimo per rifare l’impianto di riscaldamento, ma i risultati ancora non sono buoni. praticamente stanno coibentando tutto, isolano termicamente l’intero sconfinato perimetro della rete. chi ristruttura internet è gente seria, per carità, gente che ci tiene alle sorti del pianeta, all’ambiente, che giustamente vuole tenere il calore all’interno senza farlo uscire. come si dovrebbe fare in ogni casa, e in via teorica non ci sarebbe nemmeno bisogno dei termosifoni, tanto ci sono le persone (che producono un centinaio di watt a testa), i cani, i fornelli, le lampadine, il sesso, gli elettrodomestici... e insomma questi coibentano tutto, sigillano, ma non funziona e internet è sempre più freddo ed resta il problema principale per cui non ci si vive bene. forse non si sono accorti che internet è vuoto, che non c’è nessuno dentro. nemmeno uno che possa accendere una lampadina sul serio, o farsi un toast buono, o giocare veramente con un cane. la coibentazione di internet è un pacco, lascia il caldo fuori.

***

insomma internet forse non è il luogo ideale. e poi certe cose non si possono fare su internet. non si può fare l’amore, non ci si può ubriacare, non si può festeggiare veramente il compleanno, non si può trovare casa vera e probabilmente non si può nemmeno cercarla (per inciso, credo che su internet l’unica cosa che si possa fare bene è cercare di essere convincenti) e perciò mi sono messo a fare tutto in maniera pre-post-moderna. che uno potrebbe anche semplicemente dire moderna, però poi rischia di essere banale.
ed è finita che mi sono messo a cercare casa dentro i film e dentro i libri.  non che li considerassi contenitori di annunci immobiliari, quanto possibili contenitori di vita. è che cercavo proprio uno spazio in quelle storie per viverci dentro. proprio dentro i libri e dentro i dischi e dentro le fotografie e i film. in effetti credo di aver abitato per un pò in “the suburbs” degli arcade fire e in un libro di schopenauer e un altro di saramago. e poi anche dentro “wow” dei verdena e in diverse canzoni di dente, forse un album intero, ma non ne sono sicuro. sicuramente non così a lungo quanto “east to east” di sluban. lì è stato bello. poi ho abitato un sacco di tempo in “the eternal sunshine of the spotless mind” e anche in qualche altro film di gondry. panico. e anche dentro un paio di libri di pasolini. senza contare tutta la mia vita che la vivo nella bibliografia di calvino. e una volta ho anche creduto di abitare in una chiacchierata, una serie di chiacchierate, a dire la verità. si stava bene, era un posto caldo, vicino al lavoro, lontano dal mare. poi però non è successo niente.

***

voglio una casa di mattoni e di legno, senza metallo, ho pensato quando ho deciso di cercare casa sul serio. neanche un pò di metallo. neanche il metallo dei fili elettrici. pure le posate le voglio di mattoni e di legno. il metallo è freddo e poi non si consuma mai. tu puoi stare lì anni a mangiare le zuppe, ma il tuo cucchiaio resta sempre uguale, come se non ne avessi mai mangiato una. e io invece le ho mangiate le zuppe, mi son sempre piaciute, e ho bisogno che tutto intorno se lo ricordi e me lo ricordi pure a me.
voglio una casa in cui ci fumo dentro. la puzza di fumo è terribile, e lo dico da fumatore. però la voglio sentire, il giorno che smetterò di fumare. perchè è solo sentendola che si vedrà la differenza, il passaggio, il cambiamento. perchè casa mia lo deve sapere che io ho smesso di fumare, e lo deve far sapere in giro. deve vederli i progressi e i regressi della vita che ospita, li deve registrare e mostrare. se non fumassi mai in casa il giorno che smetterò sarà soltanto un altro giorno. un giorno di conquista, probabilmente, soltanto per me, e non anche per ciò che ho intorno. la casa può essere bella quanto ci pare, ma non è una cosa a parte. è parte di una cosa bella. partecipa. tutto il resto ce lo metto io, basta che trovo una casa di mattoni e di legno e basta.

mentre pensavo tutto questo fuori pioveva e io non avevo voglia di uscire che poi lo so che se esco da solo quando piove finisce che faccio le foto. basta fare foto. mi guardo quelle degli altri. voglio una casa in cui non ci sia nemmeno una mia foto al muro ma nemmeno una. sui muri vorrei attaccarci le foto degli altri, specialmente quelle che non sono sicuro se mi piacciono o meno. se appendo le foto che mi piacciono poi finisce che appendo pure il piacere che mi danno. lo tengo lì fermo al muro. invece il piacere è così bello perchè si muove, e il problema delle foto è che invece loro cambiano poco, quasi niente. tu cambi tutte le volte che gli passi davanti e loro no. e non mi posso permettere di attaccare alle pareti delle foto bellissime sulle quali ho già un’opinione ferma, perchè poi sciupo tutto. poi non le noto più, non mi fanno più effetto, non le amo più. io voglio avere i dubbi alle pareti. che poi magari non si risolvono mai, e in quel caso eventualmente si cambiano, e forse si vede anche il segno sul muro, che poi in effetti è una grande cosa.

voglio una casa che se mai la dovessi lasciare non dimentichi presto. una casa che possa dire ancora un pò di quello che è stato, o forse che possa dire tanto ma a bassa voce. dandoti tutta la voglia di immaginartelo tu il passato che c’è stato lì. 
come un album di fotografie usato (che sarebbe proprio una metafora da fabio volo, se lo avessi mai letto, ma visto che non è successo non mi offendo). dicevo, un album usato, di seconda mano, con le fotografie tirate via, che credo sia una delle cose più belle che esistono. se esistono.
immagina qualcuno che ti viene vicino e ti dà questo grande libro di fogli spessi e pesanti e giallini, con altri fogli sottili di carta velina ogni due pagine, e ti dice che questo una volta è stato l’album fotografico della sua famiglia, ma adesso è vuoto. un album in cui le fotografie non le hai mai viste, non le conosci. e non sai nemmeno che famiglia fosse, di quante persone, di quanti anni. sono cose che probabilmente non scoprirai mai, e allo stesso tempo non ne hai bisogno. un album del genere è la prova che i ricordi non si conservano ma si evocano. tu lo apri e non c’è niente, a parte qualche ditata di pasticcini da salotto, gli angoli consumati e una velina un pò così. a parte l’odore di cassetto e qualche adesivo su qualche pagina. a parte una data scritta a matita.
ecco, io voglio una casa che quando poi me ne vado resta così.

27 gennaio 2012

promemoria.


oggi è il giorno della memoria.
auguri a tutti i post-it sui frigoriferi. alle liste della spesa. ai biglietti da visita. le pen-drive, i cd e i dvd. ai libri. ai server. agli hard disk. i gigabyte, i terabyte, i megabyte. alle schedine per le macchine fotografiche. ai libri di storia. alle sveglie la mattina. alle agende. ai calendari. al timer del forno. alle date dei compleanni. alle fotografie. alle musicassette. ai tatuaggi. al vuoto la mattina dopo una sbronza. ai filmini del battesimo. alle storie dei nonni. al poesia in piedi sulla sedia. alle tabelline. alle scritte sulle panchine forever. ai nomi di sette nani. alle bacheche e gli annuari. ai fossili. agli archi di trionfo. ai cimiteri. agli archivi. all’ippocampo e l’amigdala e la rete neuronale. al fosforo. agli appunti dell’esame di politica economica. al numero di telefono scritto a penna sulla mano. alle briciole di pane lasciate da pollicino.

23 gennaio 2012

pollaio.


i polli non ridono. non hanno mai riso. i polli sono animali tristi. tutti ci provano a farli ridere, finendo addirittura col pensare che abbiano uno scarso senso dell’umorismo, uno spirito di patata. ma non è così, non ce l’hanno proprio.

soprattutto perchè la patata non ha spirito. o meglio, forse ce l’ha, ma non si vede. un pò come la carota. è semplice: quando una patata muore è naturale che non venga seppellita. quelle sotto terra sono le patate vive. le patate morte non vanno sotterrate, è la natura e nessuno si scandalizza, nessuno si offende e di conseguenza non c’è nessuno spirito che aleggia in giro rivendicando una giusta sepoltura. se uno spirito non gira, non esiste. lo spirito di patata è una leggenda.

nemmeno stessimo parlando di cimiteri indiani. (attenzione a comprare le case sui vecchi cimiteri indiani!) è un falso mito anche quello. in india ci sono tipo un miliardo e mezzo di indiani e c’avranno cimiteri da due-trecentomila ettari. e se ne fregano!
sono sicuro che ci costruiscono sopra anche lì. ma non case, ci costruiranno tipo supermercati o centrali nucleari. nessuno si può comprare una casa così grande. non le fanno. oddio, forse in india le fanno… in effetti le fanno anche qui. sono enormi, le piazzano nelle zone industriali delle città. parallelepipedi enormi tutti blu con la scritta gialla svedese. e dentro sono completamenti arredati con un sacco di cose che la gente vuole nelle loro case diverse. sono tipo loft giganti. che poi anche i loft giganti fighi sono un falso mito. non sono belli. non può essere bella una casa enorme senza nemmeno un muro dentro, un séparé, una porta. i loft giganti fighi c’hanno solo una porta, quella di entrata, e basta. nemmeno quella del bagno, e in effetti il bagno nemmeno c’è, perchè sarebbe una seconda stanza. col bagno non sarebbe un loft figo originale “ambienteunico-openspace”. in un vero loft figo originale pisci davanti a tutti.
se dai una festa ci entrano tante persone e puoi sempre dire che casa tua sembra quasi una discoteca, così senza muri in mezzo. o un museo contemporaneo. o un campo di calcio di serie c. insomma un posto qualsiasi dove c’è tanta gente, in piedi, un pò annoiata. nei loft fighi nessuno si agita troppo durante una festa, perchè sennò non è più figo. magari si assaggia una tartina triste e qualcuno, ogni tanto, fa pipì davanti a tutti. tipo in un pollaio, a pensarci bene, dove non sorride mai nessuno.

(a proposito. i polli non fanno neanche la pipì.)

19 gennaio 2012

y!


praticamente è andata così.

un pò di mesi fa mi sono accorto di alcune cose sul senso del tempo e sull’esigenza di permanere e perpetuare (sciocchezze che ho ancora in testa e che potranno venir fuori ogni tanto. uomo avvisato, mezzo morto).
in altre parole ho pensato che tutto quello che avevo scritto sul blog fino a quel momento erano degli appunti che avrebbero potuto far molto comodo a mio figlio per scrivere la mia biografia. già. e quindi dovevo assolutamente produrre un figlio!
la logica era schiacciante. non potevo assolutamente far perdere a quel ragazzo la possibilità di esistere e di scrivere la mia biografia usando il mio blog come fonte. cioè, pensa un momento a quando intervistano sto povero figlio riguardo al periodo surrealista del padre e lui non sa niente. che dice? “no mi scusi io non c’ero quel giorno… ero in bagno… il cane mi ha mangiato la nonna…” oppure “questo non lo so dal momento che non esisto…” ?!? inconcepibile.
invece se quel figlio esiste, ed è sicuramente anche molto bello, e ha tutta una serie di strumenti dettagliati, può consultarli e rispondere con sicurezza “non credo che mio padre sia stato mai un surrealista, ma un giorno si è fatto frustare in una sauna lèttone con dei mazzetti di betulla.” convinto. vai così! sono gioie che solo un padre può comprendere...
basta scrivere su sto blog, che di roba ce n’è tanta. pensavo. mi dovevo concentrare anima e corpo alla riproduzione non digitale di me stesso. lo dovevo fare proprio bene questo figlio, senza distrazioni. un primogenito di quelli esagerati, un concentrato selezionatissimo del padre, fatto con cura e maestria, un’eccellenza. una sorta di boccaccino gran riserva.

ad essere sincero sono partito vagamente impreparato. la previsione era, mi accorgo adesso, un pò ambiziosa, ma tutto sommato realizzabile: produrre un erede, da lì a dieci mesi, senza nemmeno avere in partenza un utero a disposizione. insomma partendo da zero, o meglio da y. oh, donne, sappiatelo! y è l’unica cosa che io ci posso mettere per fare un figlio… da lì parto e lì purtroppo mi fermo. è una precisazione che tengo a fare perchè tutti sappiamo come nascono i bambini e io non voglio deludere nessuno. conosciamo tutti l’alchimia, il processo, gli ingredienti necessari. è da che eravamo piccoli che ce lo spiegano per bene. un lavoro a tempo indeterminato nella tua città natale, meglio se alle poste centrali o in ferrovia (in alternativa alla tua città puoi mettere una qualunque città del nord, ma in quel caso devi procurarti anche un pò di babysitter, in sostituzione all’ingrediente tradizionale “nonni”). tre settimane di ferie all’anno, di cui due ad agosto. una casa in affitto, ma meglio il mutuo che almeno alla fine la casa è di proprietà. un pacco di soldi enorme per i pannolini, anche detto tredicesima. una macchina. ah! e soprattutto, un matrimonio, elemento imprescindibile (tra l’altro molto usato anche per fare un figlio nell'apprezzatissima versione "salvamatrimonio". è ovvio che se non si è sposati questa variante è impossibile). poi, a seconda delle ricette regionali e della qualità di figlio che si vuole ottenere, si può aggiungere un pò di battesimo, ma io pur avendone uno (ed essendomene anche avanzato un bel pò) preferisco non metterlo. poi sono gusti.
comunque dicevo, io di tutte queste cose non ho niente. forse solo la macchina, ma è giapponese, vecchia e scassata, dentro non funziona nemmeno l’arbre magique, c’ha lo stereo a cassette e ci fumo dentro e corro. insomma, non credo sia il posto adatto per un’infanzia felice.
però poi ho scoperto, in tarda età, che a parte tutti i sopracitati ingredienti essenziali, può essere necessaria, a volte, anche un’altra cosa, della quale non mi era mai stato detto, nè a scuola, nè in chiesa, nè in famiglia, nè tantomeno in tv (o in ogni caso non mi è rimasto impresso come tutto il resto). e ho anche scoperto con grande sorpresa che io questa cosa ce l’ho.
y! un bellissimo cromosoma nuovo di zecca mai usato! che tra l’altro, scopro col passare degli anni, è l’unica cosa che ci fa degnare di uno sguardo dalle donne. loro forse non lo sanno, ma io sì.
insomma mi sono sentito a pieno titolo un padre potenziale. per certi versi ho tutte le carte in regola. si può fare!

poi esattamente non ho capito bene perchè non è successo. ci sono ancora delle lacune a riguardo.
fatto sta che finché non nasce mi sa che io gli appunti continuo a scriverglieli, poi vediamo.