9.2.10

supereroe.


onde evitare si pensi che poi in quello che scrivo c’è sempre miriam, allora adesso scrivo qualcosa che non la nomino mai più. vado.

miriam! miriam! urlo forte. e miriam che dormiva sul divano davanti al fuoco si sveglia di colpo e ha freddo come tutti quelli che si svegliano di colpo. almeno così dice lei. io mi precipito dentro casa e dico la canna fumaria va a fuoco. e lo dico molto agitato. e qui chiunque altro mi avrebbe guardato con compassione, realizzando che il mio male latente alla fine si era palesato, rivelandosi proprio allora, in una sera fredda fredda di febbraio. avrebbe detto con accondiscendenza la canna fumaria va a fuoco? come te ne sei accorto? fa fumo? e invece lei fa una faccia più del tipo ma io stavo dormendo e sognavo di fare shopping e poi chiama i vigili del fuoco. miriam ha una reazione che mi sorprende. ancora non so se stava continuando a sognare camerini e non si è davvero resa consto o se si è effettivamente ricordata che una cosa del genere era già successa l’anno prima. in ogni caso fa la cosa giusta, chiama i pompieri.
io di tutto questo me ne sono accorto perchè in fondo in fondo sono un supereroe. di quelli coi superpoteri. con la prontezza di spirito e con l’istinto delle idee azzeccate. grazie al mio super udito, mentre lavo i piatti, riesco ad individuare un leggero rumore da altoforno tipo thyssenkrup proveniente dal camino. controllo e il termometro segna temperature che lui stesso non credeva di essere capace. corro fuori casa arrampicandomi con i miei poteri da ragno su una comoda salita di ghiaia e scorgendo lapilli, lave e fiamme fuoriuscenti dal comignolo do l’allarme.
mentre aspettiamo i vigili del fuoco il mio istinto mi dice che la prima cosa da fare è spegnere immediatamente il fuoco. cerco un secchio. zoe, il cane, mi inizia a seguire. trovo il secchio e lo riempio d’acqua. zoe, che tra l’altro è un cane femmina, mi corre attorno implorandomi di non fare cazzate. i gatti, che hanno capito tutto, scappano. corro al camino e rovescio sicuro tutto il secchio sul fuoco. nei cinque secondi seguenti succedono tre cose. e sono tre cose che, evidentemente, rivelano qualche piccola debolezza del mio superistinto in situazioni di emergenza. primo. una nuvola nera di dimensioni paragonabili al veneto si sprigiona dal camino nel soggiorno dei genitori di miriam (una considerevole quantità d’acqua mista a cenere tracima allagando parte del pavimento. e quella direi che è venezia). secondo. io divento tipo bert di mary poppins ma penso più a pompei. terzo. proprio in quel momento entra la madre di miriam, di ritorno da torino dopo un convegno generale di qualcosa. mi aveva lasciato in custodia la casa.
io la guardo attraverso gli occhiali di fuliggine e dico ciao sonia, non ti preoccupare, è tutto sotto controllo, miriam ha già chiamato i pompieri.
fossi stato in lei mi sarei messo a ridere. ma evidentemente era stanca dal viaggio.
i vigili del fuoco sono supereroi. tipo batman. che lo so che non è un vero supereroe perchè non ha davvero i poteri. è ricco di famiglia. è un imprenditore. e fa soldi su soldi. insomma si annoiava e ha detto questo paese non va. non mi piace. che posso mai farci con tutti sti soldi? li metto a disposizione del mio popolo. mi metto in gioco. scendo in campo. io lo voterei uno così. ma ritornando ai pompieri, quelli sono supereroi sul serio. tanto per cominciare hanno una tuta da supereroe. con gli scarponi e i caschi. uno di loro aveva anche una superpistola che vedeva il calore nelle cose e la direzionava ovunque e gli diceva pure i gradi. io avevo sicuramente la febbre. poi, come tutti i supereroi, hanno grande senso dell’umorismo. uno di loro, visto che era venuto anche l’anno passato, quando era successa la stessa cosa, ha detto allora signora, come ci vogliamo organizzare per l’anno prossimo? ci vediamo verso carnevale, va bene? noi veniamo vestiti da pompieri.
ma la cosa più bella di tutte dei supereroi tipo batman è che fuori il luogo del delitto ci trovi parcheggiato sempre il supermezzo di trasporto. quando sono uscito un pò avvilito che volevo essere pure io come loro, ho visto delle luci venire dal parcheggio e vicino alla panda c’era un camion gigante rosso fuoco con tutte le luci accese da tutti i lati che sembrava un’astronave atterrata sulla collina buia.
passo diversi minuti a contemplare questa meraviglia e penso che supereroi ci si diventa, non si nasce. bisogna vincere un concorso pubblico e fare un corso di formazione. non basta passare l’infanzia a vedere mcgiver. e penso che tutto questo mi distrae. che io non posso fare il supereroe e il fotografo assieme. che io la mattina dopo mi dovrei svegliare presto e prendere una barca e fare una foto. una foto che forse già ce l’ho in testa ma chissà se alla fine.
e poi vedo zoe seduta un pò più in là che guarda pure lei il mezzo alieno con aria contemplativa. ferma e impassibile. come se sapesse chissacchè. allora la chiamo e lei corre verso di me tornando subito a comportarsi da cane. mi salta addosso che vuole giocare e un pò mi dice te l’avevo detto di non fare cazzate.

2.2.10

molto interessante

questo blog non è aggiornato da un pò per due ragioni. la seconda è che mi si è rotto il computer. il portatile. il mac. quello che avevo fortunosamente ritrovato dopo mille peripezie. evidentemente in quelle mille ce n'è stata una di troppo perchè ora come ora quando lo accendo vedo una serie di strisce verticali e poi il kernel panic che significa game over. hai finito di giocare. hai fitnito di fare il bellillo. sei fottuto.
visto che al momento non mi sento di scrivere alcun post che non sia sulle ultime vicende informatiche allora vicende informatiche siano. molto interessante.
l'altro giorno ero a firenze. piccola parentesi: credo che non ci sia stato nessun momento della mia vita in cui io l'altro giorno non ero a firenze. insomma ero lì e uso il mac con giovialità poi torno a casa di miriam e lei lo accende con giovialità e io propongo gioviale di vederci flash forward che è un telefilm, quindi piace a lei di default, però è del tipo che piacciono a me. almeno credo, perchè poi non l'ho visto. miriam si dirige da qualche parte nella rete dove è possibile vedere flash forward e fa tutto con estrema giovialità. sul letto, col mac sulle ginocchia. poi con una voce che aveva perso un pò della giovialità iniziale dice roberto. e roberto dice cazzo. e anche cazzo a quel punto dice cazzo, accorgendosi anche lui che non succede niente nemmeno dopo vari riavvii strategici.
il giorno dopo vado in studio dove provo a capire la malattia del mio mac con l'aiuto di amici fidati e soprattutto di un cavo firewire. il disco funziona, vedo tutto, backuppo tutto, mi sento più tranquillo e mi fumo una sigaretta. dopo riparo il disco, settori vari, permessi eccetera, sempre utilizzando il computer di uno degli amici fidati. poi non succede niente. allora mi fumo un'altra sigaretta e succede qualcosa. all'avvio successivo il mac si accende con la giovialità nella quale si era piantato la sera prima. come se niente fosse. e io sorrido e dico che bello. allora poi torno a casa di miriam e la sera riproviamo a fare tutto uguale. con ancora più giovialità, se è possibile. e insomma, alla prima scena di flash forward, quando quello che ha fatto shakespeare in love esce vivo da un'incidente mortale, rivelandosi subito come protagonista buono e invincibile della serie, si rompe di nuovo.
torno a perugia dove lascio il computer in assistenza da uno che il giorno dopo mi dice che è rotto. e mi chiedo com'è possibile che ci abbia messo solo ventiquattrore. magie dell'assistenza tecnica. allora penso che lo faccio aggiustare e a parte il fatto del costo e del tempo che io passo a cosumarmi dentro, mi viene alla mente che io tra due settimane sono già in danimarca. tra dieci giorni parto per milano. non esiste assistenza al mondo che mi guarda il mac, capisce il problema, si fa arrivare il pezzo, ce lo monta, si prende i soldi, il tutto in dieci giorni. faccio delle telefonate e mi confermano che no, un'assistenza di questo tipo ancora non è stata inventata.
mentre stamattina mi sentivo un pò vuoto dentro per tutte le cose che da quel giorno a firenze non ho più, mi chiama mio padre che si vuole cambiare cellulare e vuole prendere il touch-screen. mi chiede se lo conosco questo touch-screen. io rispondo non di persona, ma è un amico di amici. dice se voglio il suo vecchio cellulare che non usa più e io rispondo sì. poi chiede come sta il computer, che dopo le mille avventure di prima se ne interessa sempre più. e io tergiverso e poi dico che si è rotto. e allora mio padre inizia a fare quello che io definisco l'antipadre. cioè è quasi contento e mi spinge a comprarmene uno più grosso, più potente, più costoso, subito, adesso, ieri. cerco di frenarlo e lui cerca di accelerarmi, guarda non facciamo le cose affrettate, ma no che ti serve, sì ma non mi serve immediatamente, sì ma perchè aspettare, compralo subito che in fondo tu ci lavori, tutti i tuoi colleghi ce l'hanno, sì ma le cose vanno fatte con calma, ragionandoci, ma ci hai ragionato, più di così, non ti conviene aggiustare quello vecchio, compriamo il nuovo compralo subito. allora gli dico poi vediamo e lui risponde tanto i tuoi poi vediamo significano sempre no! e stasera mi ritiro all'ora che voglio io!
in conclusione mi informo, e per essere sicuro di ricevere un computer in tempo lo dovrei ordinare nei prossimi giorni, il prima possibile. ma diversi canali più o meno nascosti mi informano che in questi giorni è in atto un aggiornamento della gamma pro. sono sette otto mesi che non li cambiano e dovrebbe essere imminente. ciò vuol dire che se mi compro oggi un portatile lo faccio sapendo che sarà aggiornato tra una settimana e se pure aspettassi una settimana le consegne sarebbero sicuramente ritardate perchè si tratta di nuovi modelli. rischio quindi di restare a bocca asciutta in ogni caso.
oggi ho letto l'oroscopo di internazionale che dice: "toro - sei il signore e padrone di tutto quello che vedi! lo giuro su dio!". se fosse vero, se possedessi questo mondo, allora sicuramente me lo dimenticherei da qualche parte. e pure se certe volte mi va bene, in fondo sempre sfigato rimango. no, non è il caso, non me la sento di essere il signore di questo mondo. a proposito, il mazzo di fiori gliel'ho portato alla benefattrice etiope o eritrea non mi ricordo. ogni promessa è debito.

26.1.10

galline.


la sera capita spesso che mi faccio delle chiacchierate su massimi e minimi sistemi. una volta dicono che non ci fosse la televisione. oggi come oggi sì, ma io ho deciso che non mi cambia niente e faccio le chiacchierate come se non ci fosse.
io e sonia abbiamo finito presto di parlare di futuro, anche perchè, visto chi sono io e visto chi è lei, gli argomenti su quello che succederà si esauriscono presto per conflitto di interessi. o almeno non ci viene di approfondirli. e allora ci spostiamo sul passato che tanto quel che fatto è fatto, non esiste conflitto di interessi retroattivo. o comunque non ho voglia di ragionarci. diciamo che non esiste.
stasera è venuta fuori la più grande mazziata che ho ricevuto da bambino. un ricordo così, random. insomma quando avevo un’età inferiore a qualche altra, nel periodo in cui mi si poteva chiamare bambino, trascorrevo tutte le mie estati nella ridente località di pontelandolfo. contrada sorgenza. la mia famiglia ha una casa lì, costruita credo negli anni sessanta, forse settanta. è una casa di cemento, ma è molto grande. e pure il giardino è grande, e quando ero piccolo era ancora più grande, gigantesco, però poi finiva. e quando finiva, dall’altra parte della strada ci abitava daniele con la sua famiglia. daniele era un bambino della mia età e la sua era una famiglia di contadini, gente semplice come si dice. vivevano in una casa fatta di pietra e sputo che dentro, ora che ci ripenso, era proprio anni sessanta o settanta. che un giorno suo nonno dev’essere uscito di casa all’alba per badare agli animali e dall’altra parte della strada mio nonno stava costruendo una casa di cemento e suo nonno deve aver pensato se questo è il futuro io mi fermo qui, negli anni settanta. non ne sono sicuro, ma se ripenso a casa loro dentro mi vengono in mente stanze buie e carta da parati inutile. e un televisore vecchissimo e dei grandi pois da qualche parte. e una puzza che con gli anni ho imparato a chiamare puzza di umido.
insomma io tutte le estati le passavo con daniele. ecco, adesso uno si dovrebbe immaginare due bambini in campagna per tutta l’estate del millenovecentonovanta. il limite era il cielo. credo di non ricordarmi nessun’altra amicizia infantile vissuta così intensamente, nel senso di tutta così concentrata. io e daniele facevamo di tutto. ci amavamo e ci picchiavamo, correvamo in bici e facevamo le dighe nei fossi, io lo buttavo nello stagno e lui incazzato a morte mi riempiva di brutte parole mai sentite prima. spesso andavamo nel suo pollaio e ci divertivamo a rincorrere le galline, cercando di prenderle per la coda. lui si divertiva un sacco, io il doppio che venivo dalla città. e un pomeriggio vado a casa sua e non c’era. in realtà non c’era proprio nessuno. e non sapendo che fare, rimasto solo, decido di giocare con le galline in maniera autonoma. apro la porta del pollaio, mi butto dentro e ne esco qualche minuto dopo sorridente e affaticato.
la sera arriva il padre di daniele a casa, chiedendo ai miei se sapessero qualcosa del suo pollaio aperto. non ho nemmeno fatto in tempo a capire come mai uno che trova il pollaio aperto e le galline scappate va subito dai vicini a chiedere spiegazioni. senza nemmeno rendermene conto sono stato protagonista di uno dei più micidiali cocktail di mazzate da parte dei miei genitori, che come tutti i genitori, quando gli fai fare una figura di merda pubblica, si incazzano col bonus.
ti fanno un processo sommario del tipo sei stato tu? e non aspettano nemmeno che rispondi no perchè tanto c’hai gli occhi che dicono galline. la mia difesa è stata che lo facevamo sempre e nessuno si era mai arrabbiato quindi credevo non fosse male. ma la giustizia se ne frega se non sai distinguere il bene dal male. chi ignora la legge è comunque passibile di mazzate. e di domiciliari per i giorni successivi.
ma subito dopo la detenzione c’è daniele che ti aspetta fuori, tipo blues brothers, per continuare a scavare buche, fare guerre, catturare animali e sbucciarsi le ginocchia senza nemmeno aspettare che la libertà vigilata fosse finita. ah, la libertà di non sapere niente. di tutte le sere che ci si ritirava con lo sporco fino a dove non iniziavano i pantaloncini. del mercuro cromo sui gomiti. di andare in giro a torso nudo, daniele per imitare i contadini grandi, io perchè lo faceva lui. la libertà di non avere idea. di vivere come nei peanuts.
mi ricordo che le giornate finivano sempre troppo presto come pure l’estate. però per qualche anno siamo riusciti a dimenticarci per un inverno e ricominciare a giugno da dove avevamo interrotto. senza problemi. finchè daniele non si è trasferito con la sua famiglia da qualche parte lontano. magari a una decina di chilometri. ma comunque troppo lontano per i primi anni novanta.

23.1.10

dentro c'è anche il caffè.


in questi giorni mi sono accorto. le cose che cambiano nella mia vita in relazione al posto in cui mi trovo sono essenzialmente due. la mia visione della politica e il modo di fare colazione.
ultimamente di mattina bevo una tazza d’orzo.

21.1.10

se il maiale muore ad occhi aperti.